La porcellana di Capodimonte è la celebre porcellana “tenera” prodotta nella Real Fabbrica di Capodimonte, una manifattura fondata a Napoli nel 1743 da Carlo III di Borbone e dalla moglie Maria Amalia di Sassonia nella reggia di Capodimonte. Uno dei primi modellatori fù lo scultore Giuseppe Gricci e Giovanni Caselli pittore miniaturista. Dopo il trasferimento della corte in Spagna nel 1759, la produzione riprese a Napoli con la Real Fabbrica Ferdinandea voluta da Ferdinando IV.

Caratteristiche tecniche e composizione

A differenza della tradizionale porcellana “dura”, destinata a impieghi tecnici, quella di Capodimonte era una porcellana a pasta tenera, una miscela di caolino, feldspato e quarzo che, grazie all’alto contenuto feldspatico, conferiva agli oggetti un corpo bianco latteo, morbido al tatto e leggermente traslucido. Questa particolarità dell’impasto permetteva alla vernice di assorbire i colori, producendo un elegante effetto “sotto vetro”. Nella lavorazione ogni pezzo veniva modellato a mano; dopo un’essiccazione preliminare si procedeva alla prima cottura, detta degourdi, compresa tra 800/900°C , successivamente, veniva cosparso con un rivestimento siliceo detto coperta (cristallina lucida e trasparente) per poi procedere ad una seconda cottura a 1240/1280°C che rendeva l’oggetto lucido ed impermeabile. Successivamente, per fissare la decorazione, si procedeva con un’ulteriore cottura a temperatura più bassa 720/750°C  con colori apiombici. La fabbrica produceva anche oggetti “biscuit”, porcellana senza vetrina, usata principalmente per statuine riproducenti modelli di antiche statue marmoree. 

Stile e marchio

La porcellana di Capodimonte si distingueva per un decorativismo naturalistico di gusto rococò, con modelli ispirati inizialmente alla manifattura tedesca di Meissen e successivamente evoluti verso forme più originali. Venivano realizzati gruppi figurati, animali, tabacchiere, vasi policromi e servizi da tavola con scene mitologiche o paesaggi. Le porcellane erano contrassegnate da un giglio azzurro (fleur‑de‑lys) stampato in blu o in rilievo; questo marchio, insieme alla qualità della pasta e alla lavorazione artistica, contribuì alla fama europea dei prodotti.

Significato odierno

Il termine “porcellana di Capodimonte” indica dunque sia i manufatti originari della Real Fabbrica di Capodimonte, attiva fra il 1743 e il 1759, sia le produzioni napoletane successive della Real Fabbrica Ferdinandea. Grazie alla struttura a pasta tenera ad alto contenuto feldspatico, alle tre cotture e alla ricca decorazione figurativa, questa porcellana è considerata una delle espressioni più raffinate dell’artigianato artistico italiano

 

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